Essere protagonisti del nostro tempo – Route invernale 2026

“Gioca, non stare a guardare” – Baden-Powell
É una scelta difficile: decidere di mettersi in gioco, sporcarsi le mani, non restare spettatori davanti a ciò che accade intorno a noi. Spesso è più facile osservare, commentare e poi dimenticare. Ed è proprio con lo spirito di mettersi in gioco e in cammino che abbiamo vissuto la nostra route.
La mattina del 2 gennaio, il Clan della Rocca si è messo in viaggio verso Torino, per vivere un’esperienza concreta di servizio in diverse realtà del territorio. Nel pomeriggio del primo giorno ci siamo divisi in due gruppi: uno andava a fare servizio con “La Perla”, l’altro per un’attività “conosci Torino”.
La Perla è un’organizzazione di volontariato, focalizzata sull’integrazione sociale e la formazione di giovani con disabilità intellettiva (https://www.voltoweb.it/associazionelaperla/).
Noi siamo andati ad aiutare in un’appartamento dove abitavano persone con Sindrome di Down. Li abbiamo aiutati a svolgere attività della loro normalità: comprare il giornale, fare la spesa, sistemare i luoghi comuni. I due educatori presenti ci hanno spiegato che La Perla si occupa sia di fornire appartamenti e aiuto in diversi modi, che di svolgere attività diurne nella loro sede.
Invece l’altro gruppo ha fatto una caccia al tesoro per scoprire e conoscere meglio il centro di Torino, che si è conclusa con un “Deserto” per riflettere sulle scelte nell’ultimo periodo riguardo ai quattro punti del clan (comunità, fede, servizio, strada).

Il secondo giorno, la mattina, ci siamo invertiti nelle attività: un gruppo ha continuato ad aiutare nell’appartamento, l’altro ha fatto la caccia al tesoro.
Il pomeriggio poi è stato ricco di esperienze e testimonianze: abbiamo avuto un’incontro con Alice e Federico, che gestiscono la famiglia-comunità “Casa Aylan” (https://www.casaaylan.it/). Insieme, ospitano e accolgono fino a sei minori stranieri non accompagnati o appena maggiorenni. La loro testimonianza è stata non solo un occasione per parlare di servizio, ma anche della loro scelta di fede. Ci ha stupito come il loro rapporto con la fede fosse tenace e indissolubile, anche nei momenti più difficili. E che anche gli ostacoli più grandi possono essere un nuovo inizio e quindi un’opportunità.
La sera del 3 gennaio, abbiamo aiutato “Eco dalle Città” (https://www.ecodallecitta.it/aaa-cercasi-volontar-per-il-sabato-salvacibo/) nel recupero di cibo ancora buono dal mercato di Porta Palazzo. Ciò che ci ha stupito è stata la quantità di cibo che i venditori buttano via ogni giorno, e che in realtà potrebbe essere raccolta e data a chi ne ha bisogno come fanno le Sentinelle Salvacibo di “Eco dalle Città”.

Il terzo e ultimo giorno, 4 gennaio, il servizio che abbiamo fatto è stato un po’ diverso da quelli precedenti. L’associazione era Acmos (Aggregazione, Coscientizzazione, MOvimentazione Sociale) . Dal sito si descrivono come un’associazione promuove e sostiene l’inclusione e la partecipazione attiva, creativa e responsabile dei giovani alla vita democratica (https://associazione.acmos.net). In realtà l’aiuto che abbiamo fornito non è stato a contatto con le persone, come quelli con La Perla e Eco delle Città. Ci siamo occupati di aiutarli nella sistemazione della loro sede.

Il momento che ci è piaciuto di più è stato quando ci siamo riuniti nella sala comune e i ragazzi che vivevano lì ci hanno spiegato meglio di cosa si occupavano, che attività facevano, quali obbiettivi ambivano a raggiungere e quali invece avevano già raggiunto. Ci hanno parlato di come organizzano settimane comunitarie, attività di doposcuola, cineforum e tanto altro. Hanno condiviso la loro aspirazione di diffondere di più l’associazione per poter organizzare iniziative con un impatto maggiore sui giovani. Nel pomeriggio, abbiamo preso il treno e siamo tornati a casa.
Sono stati tre giorni intensi e pieni di esperienze positive, che ci hanno fatto capire come esistano tante associazioni diverse ma con un obbiettivo comune: aiutare a rendere l’ambiente in cui viviamo un posto migliore. Anche se la maggior parte di noi non le conosceva prima, non vuol dire che esse non siano importanti, o non abbiano un impatto concreto sulle persone. Anzi, in un certo senso, ora, è compito nostro valorizzarle, raccontando la nostra esperienza, per dimostrare che in ogni luogo ci sono persone che decidono di dedicare tempo, a volte anche la propria vita, all’aiuto del prossimo.
E a noi, personalmente, conoscerle ci ha dato speranza. Speranza di cambiamento, perché anche nelle difficoltà c’è sempre chi decide di essere dalla parte giusta. “È giunta l’ora, è giunto il momento, di essere protagonisti del nostro tempo”– non è solo una canzone, ma ciò che ci deve spronare anche nelle prossime avventure.
Anna e Gaia

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